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Recensione L’inganno della morte di Guglielmo Scilla

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Incuriosita dalla polemica sul web, ho deciso di leggere e fare una recensione di L’inganno della morte di Guglielmo Scilla. La polemica riguarda il fatto che i non fan di Guglielmo Scilla ovviamente dicono che il libro sia terribile e accusano le recensioni positive di essere fatte dai fan dell’autore, mentre i fan si sperticano in lodi gridando al capolavoro. Ecco che così mi sono cimentata nella lettura, da persona assolutamente normale che trova Scilla un ragazzo simpatico, ma che non lo osanna come una divinità.

Prima di partire con la recensione, una doverosa premessa: io ho un serio problema con il fantasy italiano. Salvo rare eccezioni, faccio fatica a leggerlo notando troppo spesso una profondità dei personaggi pari a una pozzanghera di Peppa Pig o uno stile forzatamente aulico da pretesi grandi autori. Quindi mi accosto sempre ai nostrani con un po’ di diffidenza.

Diciamo che il libro di Guglielmo Scilla si colloca nel mezzo: di sicuro non gli darei fuoco, ma non arrivo neanche a gridare al capolavoro. E’ un libro che ti viene voglia di leggere, che vuoi sapere come va a finire, anche se qua e là il lettore più smaliziato nota qualche ingenuità. Che ci sta, per carità: è la prima opera di Guglielmo, non mi aspetto certo Camilleri.

Per quanto riguarda la trama, si nota l’intenso immaginario che deve esistere nel cervello dell’autore, si percepisce che ha letto di tutto un po’ e quindi ogni tanto non ti stupisci se alcuni passaggi ti ricordano altri libri. Attenzione: ti ricordano, non sono scopiazzati di punto in bianco come per esempio alcune parti di un certo Paolini (vogliamo parlare di alcune scene prese integralmente da Eddings?).

Lo sviluppo è abbastanza lineare, anche il colpo di scena finale era abbastanza prevedibile, ma lo imputo sempre al fatto che si tratta di un’opera prima, quindi l’autore deve ancora imparare certe malizie. Per esempio un certo personaggio dipinto in maniera antipaticissima fin dall’inizio è scontato che sia stato forzato per indurre il protagonista a ritenerlo colpevole, ma se così fosse stato sarebbe stato troppo evidente. Quindi per forza doveva essere una falsa impressione.

Lo stile è anche esso giovane, lineare, ogni tanto si vede l’influenza del web, mentre a volte diventa leggermente contorto, ma sempre perfettamente capibile. Questo secondo me è un pregio: si tratta di un’opera di esordio, di un autore che ha un suo certo stile, se avesse provato a scrivere in maniera forzatamente aulica sarebbe risultato meno credibile e troppo artificioso (come invece hanno fatto certi altri nostrani, che dimostrano una certa presunzione fuori luogo).

I personaggi rispetto a quelli creati da altri scrittori contemporanei sono abbastanza ben caratterizzati, non ho provato quel senso di bidimensionalità che mi dà alquanto fastidio. Peccato solo che alla fine molte domande rimangono senza risposta, ci sono troppi quesiti non risolti: forse è in arrivo un sequel?

Tirando le somme, non un capolavoro, ma neanche un libro da buttare: una buona opera d’esordio condita dal fatto che ci sono ampi margini di miglioramento. Quindi per me Guglielmo Scilla si merita una promozione con sufficienza e un in bocca al lupo per le prossime opere. :)

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