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Spese Veterinarie: continua la lotta dell’Anmvi contro la Legge di Stabilità

Continua la raccolta di firme dell’Anmvi (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) contro la Legge di Stabilità che aumenta la pressione fiscale sulla prevenzione veterinaria e sulla sanità animale. Secondo l’Anmvi, le cure veterinarie sono una forma di prevenzione per la salute dell’uomo e in quanto tali non dovrebbero essere tassate. Che i proprietari di animali si lamentino dei costi delle spese veterinarie è un dato di fatto, il problema è che se la prendono con le persone sbagliate.

Se le spese veterinarie costano tanto la colpa non è del medico veterinario libero professionista che, ricordiamo a chi tende a scordarselo, non ha sovvenzioni o rimborsi dallo stato di nessun tipo e genere. Bensì il problema sta nell’eccessiva pressione fiscale a cui le suddette spese sono soggette.

Secondo quanto dichiarato dai medici veterinari, dal 1986 lo sconto fiscale per quanto riguarda le cure mediche dei cosiddetti animali da compagnia ‘non è mai stato adeguato al livello di prestazioni (alcune divenute obbligatorie) necessario a garantire un livello minimo essenziale di prevenzione veterinaria, dall’identificazione anagrafica alle profilassi contro le zoonosi (es. rabbia, leishmaniosi), malattie trasmissibili all’uomo’.

Volete un esempio? Come di sicuro saprete le prestazioni veterinarie sono soggette all’IVA del 21%, la più alta. Peccato che lo Stato ti permetta di detrarre solo il 19%, con tanto di franchigia minima e tetto massimo francamente ridicoli. Il che tradotto significa che ‘vaccinare un cane per il Fisco equivale a comprare un superalcolico: l’aliquota IVA che viene applicata è la più elevata, il 21%. Con questa aliquota l’attuale, insufficiente soglia di detraibilità, viene del tutto vanificata’.

L’Anmvi ha dunque deciso di rivolgere una petizione al Presidente del Consiglio e ai Ministri della Salute e delle Finanze, coinvolgendo tutti, veterinari, proprietari, cittadini, organizzazioni, parlamentari per chiedere quattro cose fondamentale, tutte con lo scopo di equiparare la sanità animale a quella umana che, come sapete, è esente dall’IVA. Questi quattro punti sono:

  1. IVA al 10%: perché un cane o un gatto deve essere tassato al 21% come i beni di lusso?
  2. detrazioni più alte: a cosa mi serve scaricare le spese veterinarie del 19% quando mi applichi un’IVA del 21% e in aggiunta mi metti una franchigia minima di 129 euro e una massima di 370 euro e rotti (valori approssimativi)
  3. esenzione per le prestazioni sanitarie che hanno valenza di sanità pubblica: prevenire le malattie animali (es. zoonosi trasmissibili all’uomo) vuol dire prevenire le malattie della persone
  4. esclusione dal redditometro: se hai un cane o un gatto, automaticamente sali di livello nel redditometro, come se avessi una Porsche o una villetta al mare

Ci teniamo a sottolineare come sono gli stessi veterinari a richiedere da anni al Governo queste misure, in quanto un’IVA più ragionevole e la possibilità di detrarre più spese consentirebbero loro di riuscire a curare più animali: quanti cani e gatti non vengono curati dai propri padroni perché i farmaci e le spese veterinarie costano troppo? Voi cosa ne dite? :)

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