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Medico italiano rapito in Darfur (Somalia)

Lui si chiama Mauro D’Ascanio, ha studiato medicina ed è diventato un dottore. Mauro non voleva essere un medico qualunque, però. Ha scelto un’altra via. Quella delle missioni. Perchè sentiva forte il bisogno di aiutare gli altri ed è partito. Grazie alla Organizzazione non governativa “Medici senza frontiere” sei mesi fa è riuscito ad andare in Darfur e lì curava i bambini malati. E chiunque necessitasse di cure.

Ed è proprio in Darfur che la sua vita ha subito uno scossone. Mercoledì alle 19 Mauro D’Ascanio è stato rapito insieme a un medico francese, un’infermiera canadese e due operatori locali somali. I cinque si trovavano nella sede dell’Ong nella città di Serif Umra quando un gruppo armato ha fatto irruzione e li ha portati via. I due somali sono poi stati subito rilasciati. A loro i rapitori hanno rilasciato una lettera in cui si chiedeva un riscatto (la cifra però non si conosce).

Via|Corriere

La Farnesina ha confermato il rapimento di Mauro D’Ascanio (originario di Vicenza) e ha fatto sapere che è in costante contatto con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Anche il Ministero degli Esteri sudanese rassicura “Gli ostaggi rapiti in Darfur stanno bene e saranno liberati nelle prossime ore”, ha detto il portavoce Ali al-Sadiq all’emittente televisiva Al Jazira.

Questi sono episodi che fanno riflettere. Come sempre a rimetterci sono le persone che fanno del bene. Che partono e rischiano la propria pelle per salvare quella degli altri. Certo, Mauro D’Ascanio (come i tanti altri volontari rapiti all’estero negli scorsi anni) sapeva bene ciò a cui andava incontro, ma viene da chiedersi: chi tutela la vita di chi salva altre vite?

Non è però questo il momento di fare polemiche (e non è di certo questa la mia volontà). Auguro invece allo sfortunato italiano di essere presto liberato insieme ai due colleghi e che possa così tornare a fare del bene a chi ne ha bisogno sul serio.

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