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Inferno di Dan Brown, tutti pronti per il Florence Tour di Robert Langdon?

Siete pronti per una recensione di Inferno di Dan Brown? Ovviamente da qui in poi ci saranno spoiler a volontà, quindi se non volete rovinarvi la sorpresa riguardante la nuova avventura di Dan Brown, non leggete!

Inferno-Dan-Brown

  • SPOILER A RUOTA LIBERA
  • Non so se ce la farò a fare una recensione di Inferno di Dan Brown, non mi è mai capitato di fare la recensione di una guida turistica. Come? Era un romanzo? A me non pare. Intendiamoci, la parte action fila liscia, non fosse che si limita ad essere un quarto del romanzo. Tutto il resto entra nel regno delle infodump. Posso tranquillamente affermare che Dan Brown è il re delle infodump. Mi è piaciuto il libro? Non proprio.

    Da dove partire? Allora, la trama di Inferno. Più o meno l’intreccio è sempre lo stesso: il prode Robert Langdon deve salvare il mondo, inseguendo antichi reperti, cimentandosi contro pandemie. Come al solito è inseguito da tutti, accompagnato dalla belloccia di turno, ci sono tradimenti e contro tradimenti che non stanno né in cielo e né in terra e via dicendo. Capisco che Dan Brown abbia questa formula ormai collaudata, però che ne direbbe di provare esperienze nuove e usare come spalla un uomo, un ragazzo, un bambino, una vecchietta, un trattore? Qualcuno insomma che non sia la bellona di turno.

    Agganciamo qui il discorso relativo ai personaggi. A me non dispiace nei momenti di tensione un po’ di sana ironia. E va anche bene qualche infodump, se sono discreti nella maggior parte dei casi non me ne accorgo neppure. Ma questo qui è un romanzo fatto di infodump. Ogni tre secondi l’azione del momento viene interrotta da dotte dissertazioni sul quinto pinnacolo a sinistra o sulla tecnica pittorica in voga nel Cinquecento o ancora sui negozietti di Firenze preferiti di Langdon. Cioè, è credibile che mentre Langdon sta scappando dai presunti nemici di turno si metta a dissertare per mezza pagina di arte e storia? La prima volta va bene, la seconda passi, ma alla terza pagina così ti chiedi perché hai comprato Inferno e non una guida turistica di Firenze/Venezia/Istanbul.

    E che dire della coerenza dei personaggi? Meno di zero: un conto è fare dei colpi di scena, un conto è far agire in un determinato modo un personaggio per tutto il tempo, salvo poi modificare di colpo le carte in tavole per dare maggiore suspence. Probabilmente Dan Brown voleva l’effetto “Ooooooh”, ma da parte mia ha ottenuto solamente l’effetto “Ma vah!”. Uh e dimenticavo l’incredibile padronanza degli aggettivi utilizzati da Brown, soprattutto quelli relativi a Langdon: non so più quante volte viene citato il “bel professore”, che ha persino una “bella falcata”. Ma dico: la lingua inglese non si vanta di avere sempre tantissimi sinonimi? Che fine ha fatto il dizionario dei sinonimi e dei contrari di Dan Brown?

    Momenti incomprensibili della storia. Uno su tutti: Robert Langdon fugge mezzo sedato dall’ospedale, pieno di dolori, gli sparano addosso, cade non so quante volte, ma non sviene. Quando sviene? Quando la bella dottoressa gli sfila l’ago cannula dal braccio. Che è noto che causa un dolore terribile. Il che mi viene naturale il paragone con la morte della protagonista di Van Helsing che per tutto il film sbattacchia e rotola dappertutto, cade, si rialza e quando muore? L’unica volta che cade su un divano. Misteri della sceneggiatura.

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