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Hans Christian Andersen, scoperta la fiaba inedita La candela di sego

E’ stata scoperta una fiaba inedita di Hans Christian Andersen, dal titolo ‘La candela di sego’. Secondo gli esperti che hanno esaminato il manoscritto, dovrebbe trattarsi di un’opera giovanile dello scrittore, datato intorno al 1820, in pratica quando Andersen freqeuntava il liceo. Il quotidiano danese Politiken ha subito provveduto a pubblicare una versione integrale, seguita dalla traduzione in inglese: Ejnar Stig Askgaard, esperto mondiale di Andersen, ha definito sensazionale questa scoperta ed è sicuro al 100% che l’autore sia proprio lui.

Da dove è saltata fuori questa fiaba inedita di Andersen? Pare che tal Esben Brage stesse rovistando fra le scatole e i faldoni dell’Archivio Nazionale di Funen quando si è ritrovato in mano un manoscritto di 700 parole sul quale spiccava una dedica: ‘Alla signora Bunkeflod, con affetto HC Andersen’.

Immediata la corsa dagli esperti per l’autentificazione. Sembra che tale signora Bunkeflod fosse una vedova di cui Andersen era assiduo frequentatore da giovane: qui leggeva e prendeva in prestito parecchi libri. E proprio a lei dedicò questa fiaba.

‘La candela di sego’ racconta la storia di una candela di sego per l’appunto, figlia di una pecora e di un calderone. Il grasso di origine animale è stato trasformato in una candela bianca e scintillante. Tuttavia mani sporche continuano ad insudiciare tale candido splendore e la consumano senza alcun amore, fino a buttarla senza rimpianti, come se fosse un oggetto inutile.

A questo punto la candela si interroga sul significato della propria esistenza, ma la sua triste vite subirà un improvviso cambio di rotta quando incontrerà un kit formato da acciarino e esca che accende la candela e che le dà la possibilità di illuminare il mondo intorno a sé.

Essendo un lavoro giovanile, ‘La candela di sego’ non è certo stilisticamente raffinata come altre celebri opere, però troviamo alcuni elementi tipici, cari alla sua prosa. Per esempio il tema della bellezza nascosta/perduta che poi esplode, come ne ‘Il brutto anatroccolo’.

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