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Elezioni 2013: tutti hanno vinto. L’Italia, invece, ha perso.

Tutti hanno vinto. A perdere, però, è stata l’Italia. Quella dello spread a oltre 500, quella dei mutui alle stelle, quella degli operai che non arrivano a fine mese, quella delle aziende che chiudono i battenti per l’eccessiva pressione fiscale. Dopo l’esito delle elezioni politiche 2013 tutti sono felici. In alternativa, se non gioiscono, danno la colpa ad altri della disfatta.

In ordine:

  • per il PdL quella di ieri rappresenta una grandissima vittoria. Contro ogni sondaggio pre-elezioni ha praticamente tenuto testa al PD di Bersani, di fatto restando dietro di appena lo 0,5% ala Camera e l’1% al Senato.
  • Monti dal canto suo ieri ha affermato di aver iniziato da zero la campagna elettorale il 4 gennaio e di avere ottenuto oltre 3milioni di voti 25 febbraio (50 giorni dopo). “Abbiamo guadagnato 60mila voti al giorno”, ha detto il senatore a vita. Evviva.
  • Grillo e grillini sono stati la vera rivelazione. Anche se solo i più ciechi possono dire (e con che coraggio) che si tratti di un risultato stupefacente. I sentori erano più che evidenti e chiunque doveva accorgersene.
  • Ingroia (uno degli innegabili sconfitti) dà tutta la colpa a Bersani, reo di non averlo inglobato nel Pd e di aver rifiutato il dialogo con Rivoluzione Civile.
  • Bersani, dal canto suo, annuncia: “Gestiremo le responsabilità che queste elezioni ci hanno dato”.
  • Maroni, prossimo presidente della regione Lombardia (si aspettano solo i risultati di quella che è ormai una vittoria annunciata), si gode la nuova carica

In questo quadretto di vincitori, ecco che in un angolino si nasconde il vero sconfitto di questa tornata elettorale. Sconfitto, mesto, sbandato, solo. In balia degli eventi e del caso. E’ il popolo italiano. Colpevole di non aver gestito con fermezza e decisione una situazione delicata e complessa. Conservatore quanto basta per non dare agli emergenti (vedi M5S) la maggioranza assoluta, sufficientemente irresponsabile per non esprimere un voto a favore di chi con onestà e senza false illusioni voleva cambiare scientemente le cose (vedi Pd), ma anche tanto stupido e disperato da credere alle solite, ripetitive, ridicole promesse dell’ennesimo incantatore di turno (vedi Pdl).

Un popolo italiano che per la prima volta mi ha deluso, che per la prima volta ha fatto sì che io provassi imbarazzo di appartenere a questo elettorato che non ha avuto il coraggio di fare una scelta. Giusta o sbagliata che fosse. Ma una scelta. Avrei preferito essere nelle mani di un Governo non mio, in cui potevo non riconoscermi ma che mi avrebbe comunque governato. Nel bene o nel male. E invece no. Il nostro elettorato (di cui faccio mestamente parte) ha scelto di non scegliere, di non avere un capo.

Ecco qual è la vera situazione in Italia, quella che oggi solo pochi italiani coraggiosi vogliono vedere:

  • Monti prometteva soglie vicine al 15-16% e ha ottenuto un triste 10% (e neanche).
  • Grillo con il suo non-programma (e il suo non-partito) è il primo partito in Italia.
  • Il rimborso dell’Imu di Berlusconi non è bastato a primeggiare.
  • Le timide promesse di Bersani sanno tanto di vittoria già in cassaforte, presa a calci e vomitata addosso ai Grilli, agli Alfano e ai Maroni di turno.

Cosa resterà? Uno Stato-zimbello agli occhi del resto del mondo, un’economia-ricattatrice che rischia di portarci di nuovo sul lastrico, programmi-elettorali-inattuabili da parte di ogni schieramento, “amicizie”-politiche-improbabili che faranno cadere ancor più nel ridicolo il nostro sistema e una legge elettorale Porcellum che forse resterà ancora in vigore dopo otto anni di inutili promesse di cambiamento.

Non governerà nessuno e governeranno tutti. Non ci sarà un leader e saranno tutti capi. Hanno vinto tutti e ha perso l’Italia.

E resta solo una piccola, silenziosa pulce nell’orecchia. Che quasi tutti sentono, che siano di destra, di sinistra, di centro o grillini. Un nome, tra tanti. Quello del grande assente.
Se al posto di Bersani ci fosse stato Renzi, chissà se….

Mi piace concludere questa breve riflessione citando chi, già molto prima di noi, aveva raccontato la storia che con il suo andamento ciclico va via per poi fare di nuovo capolino da dietro la finestra. Nell’Adelchi fu proprio Alessandro Manzoni a raccontarci cosa sarebbe accaduto. Noi italiani del 2013, come i Longobardi del 774. Un popolo vittima di schiavitù che si desta sentendo le spade del liberatore. Ignorando che si tratta solo di una nuova schiavitù.

  • E il premio sperato, (o delusi) promesso a quei valorosi sarebbe di rivoltare la condizione di un popolo straniero per mettere fine al suo dolore? Tornate alle vostre superbe rovine ( gli atrii muscosi, i fori cadenti), alle opere inutili delle riarse officine, ai campi bagnati di sudore servile. Come possono essere gli italiani così ingenui da pensare che questo popolo abbia patito tante sofferenze per dare a loro a libertà?
  • Ascoltate! I guerrieri Franchi che appaiono vittoriosi e precludono la salvezza dei vostri aguzzini, sono arrivati da lontano per strade difficoltose: hanno sospeso le gioie dei banchetti, si sono alzati in fretta dai loro letti chiamati rapidamente da una tromba che annunciava la guerra
  • I Franchi vittoriosi si uniscono ai nemici vinti.
    Accanto al nuovo padrone rimane quello vecchio; gli uni e gli altri vi domineranno.
    Si dividono gli schiavi e gli armenti. Si adageranno insieme sui campi bagnati di sangue che appartengono ad un popolo disperso e senza nome.

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