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Cos’è la sedazione profonda e perché non è eutanasia

Ospedale

Sedazione profonda – Forse in questi giorni avrete sentito la notizia alla relativa a Dino Bettamin, un macellaio di 70 anni della provincia di Treviso che, essendo affetto dal 2012 da sclerosi amiotrofica laterale, ha voluto procedere con la sedazione profonda, una terapia palliativa che prevede di restare addormentati fino a che non sopraggiunge la morte. La sua condizione di malato terminale durava dal 2015: all’epoca venne dimesso dall’ospedale con un’aspettativa di soli 15 giorni. Poi con diverse cure palliative effettuate a casa, l’uomo è riuscito ad arrivare fino a oggi. Dopo l’ultima crisi respiratoria, però, ha deciso di voler dormire fino a quando non arriverà la morte, in modo da non soffrire più.

Sedazione profonda non è sinonimo di eutanasia

Quello che i medici hanno fatto è stato semplicemente quello di aumentare la dose dei sedativi che l’uomo già usava e integrare con altri farmaci, inseriti nel protocollo della sedazione profonda previsto. Quello che va sottolineato è che l’uomo non ha mai chiesto di morire e non ha neanche voluto spegnere il respiratore, essendo una persona molto religiosa. Quello che ha chiesto e ottenuto è stato di essere sedato fino al sopraggiungere della morte, in modo da non dover soffrire inutilmente.

Ovviamente in molti non hanno capito la differenza fra sedazione profonda e eutanasia e le polemiche relative all’eutanasia (procedura vietata in Italia, ma legale in altri paesi dell’Europa) sono ritornate in auge.

Sedazione profonda e eutanasia non sono sinonimi: non solo si tratta di due procedure totalmente diverse, ma hanno anche un fine differente. Con la sedazione profonda si vuole semplicemente sollevare il malato terminale dal dolore. Con l’eutanasia, invece, il malato esprime la propria volontà di morire usando un determinato farmaco, ma solo su sua richiesta.

Nella sedazione profonda si utilizzano dei farmaci sedativi, ma non la morfina. Se i sintomi sono progressivi allora si procede con una somministrazione graduale seguendo l’apposito protocollo, mentre se ci si trova in una grave emergenza, ecco che la sedazione avviene rapidamente. Sta al paziente scegliere se richiedere la sedazione profonda, nel caso ovviamente di malati terminali. Insieme ai medici che lo seguono stabilirà come procedere.

Ci si potrebbe lecitamente chiedere se un medico possa rifiutare una tale procedura. Tecnicamente visto che il compito di un medico è anche quello di alleviare le sofferenze di un malato terminale, sarebbe strano che si rifiutasse di procedere con una terapia volta, per l’appunto, a togliere il dolore in un caso di malattia terminale inguaribile e incurabile. Anche deontologicamente parlando, andrebbe contro i principi della medicina rifiutando un simile trattamento. Tuttavia è possibile che, magari, un medico si rifiuti di farla semplicemente perché non ha mai praticato tale procedura, ma in questi casi dovrebbe, per correttezza, indirizzare il paziente verso un collega pratico di questo protocollo.

Altro dubbio che può venire in mente è il fatto che tale procedura possa anticipare la velocità del decesso. Tuttavia le ricerche effettuate e i protocolli approvati, spiegano chiaramente che la sedazione profonda non accelera la morte, anzi, in alcuni casi togliendo il dolore, la vita del paziente potrebbe allungarsi un po’.

Per quanto riguarda i termini di legge, per ora non c’è nessuna norma che si riferisca precisamente alla sedazione profonda, ma la legge 38/2010 parla proprio delle cure palliative e stabilisce che procedure facenti parte delle cure palliative come la sedazione profonda sono valide legalmente, giuridicamente e deontologicamente.

Foto: presidenciamx

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